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Terremoto, Erri De Luca: "I napoletani hanno ammansito l'incubo di convivere sotto forno colossale"

Erri De Luca nel suo saggio 'Vivere col vulcano' mette in evidenza l'approccio dei napoletani con il Vesuvio: "Hanno ammortizzato l'incubo di convivere sotto forno colossale".


Gaetano BrunettiGaetano BrunettiGiornalista

28/04/2024 14:03 - Altre notizie
Terremoto, Erri De Luca: I napoletani hanno ammansito l'incubo di convivere sotto forno colossale
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Vesuvio e Campi Flegrei non lasciano dormire sonni tranquilli, le scosse che si sono susseguite in questi mesi preoccupano proprio tutti, tranne che gli stessi napoletani. Il grande scrittore partenopeo, Erri De Luca, nel saggio "Vivere col vulcano", spiega con armonia e poesia, l'approccio dei partenopei con il grande Vesuvio: "I napoletani hanno ammansito e ammortizzato nel corso di secoli l’incubo di convivere sotto un forno colossale. Ereditano da una generazione all’altra un corredo di storie catastrofiche, di avvertimenti, miracoli, minacce e una vasta raccolta di eruzioni illustrate. È un popolo tellurico, perciò inventore della tarantella presso il lungomare sulla spiaggia. Perché quello è il confine e tu abiti la striscia tra un vulcano e i pesci. Perciò abbiamo nervi comuni con i tarantolati del mondo, apparteniamo alle internazionali degli strapazzati, parenti di cileni e giapponesi, più che di padani".

"Un popolo tellurico, lo riconosci da come guarda il mare: con affidamento. Da noi pure quando è in burrasca è visto come una via di fuga, dall’incendio del suolo e del cielo, unica salvezza è il mare. Pure se si svuotano le budella roventi dell’inferno, il mare le saprà fermare. Un popolo tellurico vede nelle ondate che spazzano il suo golfo una forza di pace contro l’insurrezione periodica del fuoco. Si è dato un santo apposta, Gennaro, pratico di eruzioni, stratega difensivo che ha dato il meglio di se non tanto nello squaglio e riquaglio della sua reliquia benedetta ma al ponte dalla Maddalena dove alla testa del popolo sotto forma di statua ha fermato il fiume di fiamme. Il vulcano è il nostro popolo più certo della stella polare".


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"Non tutti i napoletani dentro le loro case sanno indicare al di là del soffitto dove è il carro dell’orsa. Ma ognuno in qualunque stanza si trovi, sa dire per certo dove sta il Vesuvio. Da lì discende il resto dell’orientamento. Perché il vulcano è un faro piantato nel sistema nervoso delle generazioni. Per chi è di Sud e sta sul mare, la neve è una notizia leggendaria. Per Napoli no, è il bavero elegante dell’inverno, quando all’improvviso al mattino il vulcano svetta come una cima delle Alpi, e il bianco degli occhi che lo guardano rimbalza sulla sua neve ed è più bianco. E i suoi strati di tufo sono la casa che abbiamo abitato. Voglio credere che il carattere di un popolo si rassodi nel sonno".

"Il nostro ha dormito nella pietra spenta delle eruzioni. Il tufo è la nostra intimità comune, nei nostri sogni c’è la polvere gialla corrosa dal salmastro, dai venti che sfregano sale contro la sua buccia. Di tanto in tanto spunta su un giornale qualche graduatoria sulla vivibilità delle città, Napoli non primeggia. È colpo dei parametri presi in considerazione. Non c’è la voce mare che consola e odora, non c’è la voce vento che trasporta sabbie e spezie lontane, ma soprattutto non c’è voce vulcano che dà peso di cenere e sveltezza di fuochista alla forgia di un popolo, e che popolo". I vulcani fanno tremare proprio tutti, tranne gli stessi napoletani...


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Gaetano BrunettiGaetano Brunetti
Giornalista pubblicista dal 2012, da sempre amante del giornalismo, in passato ha collaborato tra l'altro con Cronache di Napoli ed Il Roma. Si definisce un reporter libero, on the road.

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